Io sono un obiettore di coscienza. La scelta fatta ormai 20 anni or sono mi ha cambiato la vita, soprattutto perchè scegliere, pensando e riflettendo sulla natura di quella scelta, mi ha obbligato a mettere delle priorità nella mia esistenza e nelle scelte che avrei fatto da quel momento in poi.
La cosa che ho imparato in tutta quella vicenda personale è che i conflitti non si possono risolvere con la forza; la forza delle armi, ma anche con la violenza e la prevaricazione nei comportamenti. Ho imparato che il dialogo, l’ascolto, la conoscenza, l’onestà sono la base per il confronto anche fra le diversità più marcate e sono l’unica, vera, possibilità di risoluzione di controversie che abbiano un valore nel tempo.
Per questo intervengo sulla questione della cosidetta “Giornata della Solidarietà organizzata dalla Nicola Ciardelli Onlus.
Ho letto interventi di associazioni e persone che stimo contrari a questa iniziativa; ho letto tante imprecisioni, in buonafede certamente, dettate probabilmente dal tanto amore per la pace. Occorre quindi, a mio avviso fare un po’ di chiarezza: l’iniziativa prende spunto dalla morte, tragica, di un uomo, Nicola Ciardelli, che, nonostante avesse fatto scelte estremamente diverse dalle mie, come me credeva in quello che faceva e credeva, soprattutto, che il suo lavoro potesse portare pace dove pace non c’era, speranza dove c’era disperazione. Si può non essere d’accordo, ma non possiamo permetterci di sindacare sull’onestà di quell’impegno, altrimenti si fa violenza.
L’associazione a lui intitolata vuole trasformare un evento tragico, di morte, in un evento festoso e di speranza. Festa, perchè ovunque ci siano bambini c’è festa; speranza perchè si tratta di dare a bambini vittime di guerra la possibilità di curarsi in Italia. Non volendo neanche provare a ragionare con chi ha questi obiettivi, ma giudicando unilateralmente, si fa violenza.
La festa non ha nulla a che fare con le missioni di pace e con le attività della caserma in cui si svolge; basta scorrere il programma dell’iniziativa per capirlo, sarebbe bastato esserci l’anno scorso per comprenderlo. Ma qualcuno crede di sapere “a prescindere”, ed anche questa, a mio avviso è violenza.
La festa di cui sopra si svolge in una caserma, dove Nicola svolgeva la sua attività, la caserma della città in cui la Onlus svolge la sua attività. Cosa c’è di più pacifico e non violento di vedere la caserma della Folgore invasa da bambini di tutte le età? Fossi un esponente di un movimento pacifista ne sarei contento. Siccome sono un obiettore di coscienza ne sono contento. Lo ripeto, chiunque è invitato e chiunque può entrare e giudicare. Emettere giudizi, dando informazioni imprecise o parziali, senza conoscere è, a mio avviso, un atto di violenza.
La festa di cui sopra, in collaborazione con il comune di Pisa, coinvolge tutte le scuole che vogliono aderire. Ricordiamolo, che vogliono aderire seguendo gli strumenti, democratici, con i quali un Consiglio di Istituto decide o meno di aderire ad un’iniziativa. Non rispettare questi strumenti è, a mio avviso, un atto di violenza.
Proprio nell spirito dell’iniziativa e di come ragiono non voglio convincere nessuno delle mie idee, ma, proprio perchè ritengo questa iniziativa un momento di crescita per l’intera città, a partire dai nostri figli, chiedo a tutti di fermarsi e ragionare sugli argomenti dei quali stiamo parlando. So per certo che sia da parte dei familiari di Nicola Ciardelli, sia da parte dell’amministrazione comunale c’è grande disponibilità al dialogo, non saperlo o volerlo accettare sarebbe, a mio avviso, un atto di violenza.
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