venerdì 30 aprile 2010

Di Canapisa e di altri diritti

Questa settimana il consiglio comunale si è occupato di molti argomenti, alcuni dei quali di fondamentale importanza per il futuro della nostra città come il finanziamento dei progetto del Piuss e l'acquisto della Cittadella, ma certamente l'argomento che più ha scaldato gli animi, anche per la presenza (estremamente civile) in aula di una trentina di manifestanti, è stato l'argomento Canapisa.

Per chi non lo sapesse Canapisa è il nome dato ad una manifestazione antiproibizionista che ormai da dieci anni è organizzata per le strade della città di Pisa; allego un paio di links (che fanno riferimento all'organizzazione) dove si trovano informazioni sulla manifestazione.

http://www.overgrow-italy.nl/?p=965
http://www.osservatorioantipro.org/index.php?date=2010-03-01

Nei nove anni passati la manifestazione ha visto un corteo transitare per le strade cittadine, corteo che, nonostante gli indubbi sforzi dell'organizzazione, ha anche causato danni materiali e manifestazioni di inciviltà abbastanza evidenti e rilevanti. I danni materiali possono essere facilmente comprensibili (scritte sui muri, dannegiamenti), quelli relativi alle manifestazioni di poco civiltà sono relative a persone che vomitavano nei portoni, alcuni che negli stessi luoghi o in mezzo alla strada espletavano i loro bisogni corporali, alcuni (non molti in verità) che mostravano l'utilizzo pratico delle siringhe che si erano portati da casa.

La mia domanda durante il dibattito è stata: Dato che il diritto a manifestare è sancito dalla Costituzione, in quale e quanti articoli della stessa Carta è sancito il diritto di un cittadino a non vedersi vomitare nel portone di casa? E' quindi giusto che un diritto, sacrosanto, ne annulli un altro, altrettanto sacrosanto?

Purtroppo nei nove anni di esperienza c'è la dimostrazione che il controllo su questa manifestazione non sia possibile; questo è, a mio avviso, un dato di fatto. Quindi in questi nove anni, nell'autorizzare il corteo, si è sempre deciso di far prevalere un diritto (a manifestare) su un altro (quello del portone, per intenderci). Devo dire che non ci vedo nulla di strano se per una volta questa prevalenza venisse invertita, anche perchè non è mica obbligatorio, per manifestare le proprie idee, sfilare necessariamente per le strade cittadine; Canapisa, solitamente, si conclude con una festa ad Ospedaletto alla quale chiunque può andare, anche solo a curiosare. Non comprendo per quale motivo una manifestazione in quel luogo sia di livello inferiore a quella svolta per le strade cittadine che, palesemente, non vengono rispettate.

Poi, se vogliamo parlare di antiproibizionismo facciamolo seriamente, ascoltando tutte le voci, anche quelle che non piacciono. Magari tutti, io per primo, potremmo imparare qualcosa di più e proporre qualche soluzione alle problematiche legate al consumo ed al traffico di stupefacenti.

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