mercoledì 31 marzo 2010

Fifa e Arena

Fifa e Arena è un film spassosissimo di Totò nel quale uno (Totò) si ritrova a fare il torero per caso ma ha una gran paura a scendere nell'arena e si arrabatta come può. Dopo le elezioni regionali mi sembra che il PD abbia troppi toreri paurosi nelle sue fila.

Lo stimolo a questa riflessione mi viene dopo l'intervista che Matteo Renzi, sindaco di Firenze, ha rilasciato ieri al Corriere della Sera, nella quale, in sintesi, denuncia che il PD è in mano ai "fifoni". Ora, lasciando un po' da parte il titolo giornalistico, non si può negare che l'analisi di Renzi sia sotanzialmente corretta. In pratica noi siamo di fronte ad un partito che, anche quando si va incontro a sconfitte annunciate, fa scelte incomprensibilmente conservative.

L'esempio facile facile è quello di Loiero in Calabria. Era chiaro a tutti che era una candidatura perdente; a questo punto perdere per perdere perchè non rischiare un candidato innovativo? E non mi si parli di primarie, perchè sono calabrese e come si siano svolte le primarie in Calabria credo di saperlo molto bene.
Ma anche la candidatura Penati in Lombardia, che senso aveva se non difendersi dall'inevitabile? Cosa costava investire su una novità forte (ad esempio Civati) che poteva costituire anche una base di partenza per la corsa a Sindaco di Milano per il 2011?
Ma sinceramente anche la sconfitta di Bresso e Bonino è, a mio avviso, legata a scarsa volontà di rischiare; Chiamparino era vincente in Piemonte, così come Zingaretti poteva esserlo (con un po' di difficoltà in più) in Lazio. In questo caso sono loro che non hanno voluto rischiare, ma un partito "coraggioso" li doveva obbligare a rischiare.

Ora, come detto nel post precedente, abbiamo di fronte tre anni pseudo-tranquilli (ci sono le elezioni a Milano, Napoli, Torino e Bologna nel 2011) nei quali non possiamo permetterci che i "fifoni" continuino a scegliere per noi. Abbiamo tre anni per dimostrare che quanto andiamo dicendo da anni su qualità, merito e competenze dei nostri dirigenti ed amministratori si trasformi in realtà e non rimanga la solita intenzione. Dobbiamo aprirci a persone nuove, che portino idee nuove e, soprattutto, metodi nuovi di fare politica.

A Pisa ho combattutto, perdendola, una battaglia personale su questo argomento.

Sono sempre più convinto che anche in Toscana, se non ci sbrighiamo a cambiare, prima o poi i nostri fedelissimi elettori lo diventeranno molto meno. Già in città abbiamo perso consenso, per ora verso Di Pietro, ma domani il rischio è che il consenso lo perdiamo verso la Lega.

Allora la battaglia che chi ha a cuore il PD deve combattare è quella del rinnovamento, vero, di volti e metodi di fare politica; è una battaglia che vede l'abolizione per manifesta inutilità delle riunioni operative di centinaia di persone, nelle quali poi a fare "la sintesi" e decidere sono sempre i soliti tre; è una battaglia che obblighi il partito a rivedere la strategia per la quale vengono tenuti a libro paga coloro che hanno incarichi amministrativi, obbligando quindi le scelte amministrative future per non pesare sui bilanci; è una battaglia che deve vedere i più giovani fra noi come protagonisti principali del rinnovamento, rifiutando le logiche che fanno dei più "fedeli" i più "premiati"; è una battaglia che sono sicuro vedrà nelle scelte di Enrico Rossi un primo passo decisivo.

Solo per un partito che farà questo investimento vale la pena combattere e lavorare.

0 commenti: